Tutti i battiti del mio cuore

38LAEFFE (canale 50) ore 21:00

Consiglio modaiolo oggi, visto che il regista Jacques Audiard è fresco vincitore della Palma d’oro al Festival Di Cannes di quest’anno con Dheepan, ancora senza una data ufficiale di uscita nelle sale italiane.

Il titolo italiano inganna, perché quello francese recita più o meno così: “di battere il mio cuore ha smesso”. E difatti il protagonista Thomas vive in modo freddo, glaciale, senza che il suo cuore abbia mai dei sussulti o dia mai prova della sua esistenza. Ha smesso di battere il giorno in cui è morta sua madre, portandosi via anche la musica, la passione che li accomunava. Da allora vive prendendosi cura del padre: nel lavoro, provvedendo a risolvere i compiti più loschi della ditta immobiliare, come liberare gli edifici dai senza tetto e dagli immigrati; nella vita quotidiana, aiutandolo economicamente e negli affari sporchi nei quali è continuamente invischiato.

Attraverso l’uso sovente, e anche un po’ eccessivo, della camera a mano, Audiard ci porta sulle spalle di Thomas per tutto il film, costringendoci a guardare il mondo dal suo punto di vista, spesso cinico e spietato, ma che cambia tono dal momento in cui incontra il suo vecchio maestro di pianoforte. La regia non ci dà respiro, ma ci soffoca nel suo dramma, focalizzandosi sui corpi più che sugli ambienti (una Parigi così provinciale quasi mai vista) e valorizzando le grandissime qualità espressive di Romain Duris. L’analisi dell’anima di Thomas parte dalle mani, capaci di far del male e un momento dopo di accarezzare i tasti del pianoforte, e ci raccontano (molto più delle parole) del contrasto tra l’incomunicabilità con i colleghi e col padre, che reputano l’arte un passatempo fine a se stesso, e l’intesa sofferta con l’insegnante cinese, che si realizza attraverso i gesti e la potenza della musica. L’aspirazione alla pace interiore lo motiva, ma si scontra con la sua natura selvaggia, nutrita negli anni da un lavoro meschino e un padre che ha soffocato i suoi sogni. Uno scontro che si protrae fino al finale: da una parte l’insegnante, divenuta la sua compagna, che suona in teatro di fronte una platea persa nelle note rassicuranti del pianoforte; dall’altra le sue mani, ancora una volta macchiate di cinismo e crudeltà, e uno sguardo che sa di parziale sconfitta.

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