Excalibur | La 25ª ora

Excalibur

ITALIA7 GOLD (canale 15) ore 21:10

Costato quanto uno stivale di Gandalf, Excalibur è la dimostrazione di come si possa fare un fantasy senza necessariamente usare i fatturati di Cina e Giappone messi insieme.

Sopra le righe in tutto, eppure incredibilmente posato, è intriso di dialoghi dal gusto arcaico, in linea con le ambientazioni barocche e i personaggi stilizzati. Non cerca veridicità storica, ma sceglie di rimanere fedele allo stile dell’epica cavalleresca mischiando realtà e finzione, leggenda e mito, traendo la sua forza da una regia sapiente che accompagna la narrazione, esaltandone i momenti epici come quelli drammatici e spingendosi costantemente oltre all’eccesso, sfiorando il kitsch senza mai toccarlo.

Attraverso la storia di Re Artù, dall’ascesa al declino, racconta della bramosia di potere, di responsabilità e obblighi, di amore e tradimenti, di moralità e peccato. Un viaggio di due ore alla conquista di regni e denaro che diventa un viaggio alla scoperta di se stessi e si conclude laddove era iniziato in un percorso circolare che sa di sconfitta, ma anche di possibilità di riscatto.

La 25ª ora

RAI MOVIE (canale 24) ore 21:15

L’ultimo giorno di libertà per Monty Brogan prima della detenzione è l’occasione, per lui e per noi spettatori, di ripercorrere la sua vita travagliata e segnata da scelte errate, fatte per la voglia di denaro e dettate dal desiderio di una vita facile e agiata.

Una storia rivista forse, ma che assurge a metafora dell’America post 11 Settembre, dilaniata da una tragedia annunciata frutto dei suoi stessi errori, come il carcere per il protagonista, interpretato da un Edward Norton in stato di grazia. Metafora che si rivela nello sguardo fugace al Ground Zero (prima volta al cinema) e nel monologo allo specchio, vero e proprio manifesto, forse molto retorico e un po’ qualunquista, ma è lo sfogo di un uomo stanco e incazzato con un mondo in costante conflitto con se stesso.

Tratto dal libro omonimo di David Benioff (il creatore di Game of Thrones), il film si riempie di domande senza avere delle risposte, è la resa dei conti di un individuo qualunque che diventa, citando Paolo Mereghetti, “una meditazione sulle prospettive di sopravvivenza di un’America che la tragedia non sembra aver reso più matura”

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