Essere John Malkovich

IRIS (canale 22) ore 21:00

Chi realizza un film di questo tipo al suo esordio o è un grande oppure un folle. Probabilmente Spike Jonze è entrambe le cose: la sua follia l’ha continuata ad esprimere nelle opere successive e forse, nel suo ultimo film Her, ha raggiunto anche la grandezza.

Quanti di noi hanno sognato di poter essere un divo, una celebrità, anche solo per pochi minuti, per provare l’ebbrezza dell’essere famoso e conosciuto da tutti. Quanti film hanno parlato più o meno direttamente del divismo che diventa ossessione e di ciò che provoca nella gente comune. Tanti, troppi. Ma che a uno gli venisse in mente di metterlo in scena non in modo metaforico, ma proprio letteralmente è da folli appunto, oppure da geni. E forse lo sceneggiatore Kaufman lo è, considerando che in questo film pone le basi per il successivo e splendido Eternal Sunshine of the Spotless Mind di Michel Gondry.

I primi minuti introduttivi vengono usati per catapultarci fin da subito in una dimensione grottesca, surreale in tutto. Il protagonista, Craig, burattinaio fallito, ma dalle doti immense; la moglie Lotte, ossessionata dagli animali, che si “prende cura” perfino di uno scimpanzé in gabbia; la casa disordinatissima, simpaticamente sciatta; l’azienda che offre un lavoro a Craig, situata al settimo piano e mezzo di un grattacielo (avete capito bene, settimo piano e mezzo), con un capo convinto di soffrire di autismo perché non si rende conto che è la segretaria ad avere problemi di udito e non lui incapace a parlare. Ogni elemento così fuori dall’ordinario contribuisce a farci familiarizzare con quel mondo e a credere a tutto ciò che verrà dopo, un crescendo di situazioni incredibili, ma credibili in quel contesto, facendoci gridare al miracolo per buoni 40 minuti.

Il tono si abbassa notevolmente nella seconda parte, la narrazione si rilassa focalizzandosi sul messaggio: una critica ampia che colpisce l’edonismo e l’opportunismo individuale, ma soprattutto i media e la società, creatori dei mostri che a metà film vediamo in fila, in attesa di avere i propri 15 minuti di celebrità e disposti a pagare per essi. Jonze e Kaufman rischiano, non esitano, ma decidono di andare fino in fondo senza lasciare niente in sospeso, e alla fine vincono la sfida (seppur con qualche riserva) coadiuvati da un cast in formissima, dalla sorprendente Cameron Diaz al cupo e sfatto John Cusack fino a un grandioso e sublime John Malkovich.

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