Il ragazzo con la bicicletta

48516RAI 5 (canale 23) ore 21:15

Se non vi siete mai affacciati al cinema dei Dardenne, questo film forse è quello più adatto per farlo: non tanto perché è il più rappresentativo, né il più bello, quanto per essere meno rancoroso e più riconciliante rispetto ai film precedenti. Ciò che disarma del loro lavoro è la leggerezza e la semplicità con le quali inscenano la vita vera, quella della gente comune, spesso ambientata in periferie fredde e claustrofobiche.

Ne Il ragazzo con la bicicletta continuano a usare una mano leggera, la macchina da presa segue pedissequamente il protagonista, ma il loro sguardo è sempre un passo indietro e in questo modo i registi evitano di essere inquisitori, ma neanche semplici spettatori. Stavolta gli ambienti sono luminosi e i colori più caldi dando quel tocco favolistico a una storia già di per sé vagamente fiabesca, quella del percorso di crescita di Cyril, abbandonato dal padre e ospitato da Samantha, una donna che prende a cuore quel “gamin” (bambino in francese) dal carattere a tratti irruento, ma in cerca semplicemente dell’amore che gli è stato negato.

I due registi non cercano a tutti i costi la spiegazione e alcune scelte narrative, come la rottura tra Samantha e il compagno, non vengono giustificate proprio perché ci portano nella condizione di guardare con gli occhi del piccolo Cyril che vive con la coppia solo nei weekend. Il ragazzo si sente responsabile della loro separazione, anche se probabilmente ha delle radici più profonde che prescindono dalla sua presenza (ma non ci è dato saperlo). Non si cercano le cause delle prove che il ragazzo affronterà durante il cammino, ma solo le conseguenze, spesso deleterie per la sua crescita, ma che arriveranno a un punto di conciliazione nel momento in cui uscirà dalla gabbia emotiva in cui era intrappolato. Quando cioè finalmente sceglie e non subisce.

Leggendo trame o recensioni si ha l’impressione di trovarci di fronte un film laborioso, pomposo o impegnativo, ma in realtà sembra scritto dallo stesso ragazzo protagonista, senza risultare per questo infantile, ma spontaneo e innocente. Un enorme punto di forza di tutte le loro pellicole, un pregio per nulla consueto nel cinema autoriale europeo, che spesso appesantisce inutilmente la forma per parlare di contenuti che andrebbero trattati con essenzialità.

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