La terra dei morti viventi

aITALIA 2 (canale 35) ore 21:10

Arrivato al quarto capitolo della saga sugli zombie, George Romero aggiunge un ulteriore tassello al puzzle della sua poetica e chiude il discorso iniziato nel ’68 con La notte dei morti viventi. Ogni film contribuisce a smontare i capisaldi della società odierna, in particolare americana: il razzismo, il consumismo, il capitalismo selvaggio, la guerra, la libera circolazione delle armi, l’intero mandato presidenziale di Reagan, l’onnipotenza dello scienziato, l’edonismo. Sarebbero da vedere uno di seguito all’altro per capire la visione di un autore e il percorso intrapreso dal suo spirito critico in quasi quarant’anni di storia americana.

Mentre nei primi due capitoli gli zombi sono dei morti privi di ragione, spinti dall’istinto di sopravvivenza a mangiare carne umana, nel terzo si inizia a intuire che possano avere una flebile coscienza e che il cervello sia un involucro da riempire, come per l’essere umano agli inizi della sua evoluzione. Ne La terra dei morti viventi questo punto è definitivamente chiarito: gli zombi ormai popolano il mondo e tra di loro cominciano a distinguersi quelli più intelligenti come Big Daddy, che guidano gli altri verso un posto dove poter vivere.

Gli umani rimasti invece si ostinano a continuare la loro esistenza seguendo le stesse regole che hanno forgiato una società in estinzione: persiste la divisione in classi con i ricchi che vivono nel lusso incontrollato, incuranti della povertà dilagante all’esterno del loro microcosmo; il resto della popolazione invece arranca, vive di quel poco concessogli dalle poche famiglie abbienti, si consola dietro il vizio e si illude di poter avere la sua rivoluzione, ostentata ma repressa dalla paura. Un presente di questo tipo non può che andare incontro all’autodistruzione, il mondo necessita di una ripartenza che non contempli più la sopraffazione dei più poveri, l’intolleranza, l’odio nei confronti del “diverso”, il classismo. Si riparte quindi dagli zombi, che hanno ancora la possibilità di darsi delle regole più giuste ed eque, e dai pochi umani sopravvissuti che comprendono di non essere più i padroni della Terra.

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