In Time

48647ITALIA 1 (canale 6) ore 21:10

Andrew Niccol è un grande sceneggiatore e un ottimo regista: Gattaca è bellissimo, S1m0ne è un grande film, Lord of War bello nonostante Nicolas Cage, The Truman Show (che ha solo sceneggiato) neanche a parlarne. In Time recupera alcuni concetti a lui molto cari, ma li rielabora in un modo ancora diverso, ancora più originale. Per dovere di cronaca lo spunto è di proprietà dello scrittore Harlan Ellison, il cui racconto è stato inserito nei credit risolvendo una disputa che ha creato un po’ di imbarazzo all’epoca. Dispute che mi fanno sempre un po’ ridere dato che si parla di due forme d’arte differenti, perché comunque da un’idea devi crearci una sceneggiatura attorno e metterlo poi in scena, ma probabilmente ho torto io e ha ragione Ellison, non nuovo a cause di questo tipo (Terminator, ndr).

In un futuro prossimo le persone nascono con la data di scadenza: hanno 25 anni “gratis” al termine dei quali muoiono, a meno che non riescano a guadagnare ulteriore tempo per vivere. Il tempo diventa la moneta vigente: è il mezzo per comprarsi i beni, che siano di prima necessità o di lusso, è il tipo di retribuzione concesso e può anche essere immagazzinato e venduto o donato ad altre persone. Ne risulta (guarda caso) una società con forti diseguaglianze, con i ricchi che vivono in eterno e i poveri che vivono la giornata, elemosinando anche i minuti pur di continuare la propria esistenza. Da qui si snoda la storia di Will, che cerca di comprare del tempo per la madre vicina alla scadenza, e Sylvia, un’ereditiera presa come ostaggio da Will, ricercato ingiustamente per un omicidio.

L’aspetto ludico stavolta è più pronunciato rispetto ai film precedenti, ma anche qui le componenti etiche e sociali si sprecano e Niccol dimostra di avere un occhio clinico. Non crede molto nell’essere umano, sa che anche il povero, messo in una condizione di ricchezza istantanea, finisce con l’innamorarsi dei privilegi mai avuti e sa che l’eroe non nasce tale, ma solo a seguito di una motivazione personale forte, spesso dolorosa e tragica. Molte le critiche a questo film, poche quelle valide, alcune incomprensibili (Justin Timberlake non mi sembra così scandaloso come molti vogliono far credere) e nessuna che sia tale da coprirne i pregi. Un’opera che crea una fedele metafora della nostra vita presente, la mette in scena in modo originale e inserisce anche elementi di puro intrattenimento non può che essere apprezzata e stimata.

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