L’anno del dragone

IRIS (canale 22) ore 21:00

Michael Cimino è l’esempio di quanto sia becera l’America: all’epoca dell’uscita dei suoi film tutti a stroncarlo, critica e pubblico, ora che la sua carriera è praticamente finita chiunque lo considera uno dei più grandi registi contemporanei. L’anno del dragone arriva dopo il super flop de I cancelli del cielo, altro film immenso, e conferma l’indigestione dell’americano medio nei suoi confronti, visti i bassi incassi e addirittura i vari “premi” vinti ai Razzie Awards tra cui peggior film.

In fondo il soggetto è sempre quello, un poliziotto (un grande Mickey Rourke) che deve sgominare una banda criminale (mafia cinese in questo caso), ma ancora una volta a fare la differenza sono la messa in scena, gli elementi di contorno, la cura nei dettagli sia narrativi che visivi, ma soprattutto la caratterizzazione dei personaggi. Cimino ci presenta personaggi fortemente stereotipati, mettendoci in condizione di familiarizzare subito con loro, ma lentamente li carica di ambiguità, debolezze, contraddizioni. Sono caratteri densi, ma soffocati, come le inquadrature che spesso riprendono ambienti ampi, ma pieni, dando sempre una certa sensazione di oppressione e disagio. È uno dei pochi noir in cui le scene non hanno necessariamente utilità nell’intreccio narrativo, ma spesso servono “solamente” come approfondimento psicologico, in un processo inverso alla mitizzazione tanto cara ai film di genere degli ultimi vent’anni.

Il numero di messaggi lanciati, più o meno velatamente, è altissimo, ogni frase pronunciata ha un significato anche nelle pause, i dialoghi andrebbero studiati a scuola per capire come si scrive e ogni confronto del poliziotto Stanley White (con la moglie, con la giornalista, col capo della polizia, col mafioso ecc) nasconde mille sfumature che vanno oltre il semplice racconto cinematografico. Il film esige un’attenzione maggiore del solito, dato che spesso l’analisi della società emerge sullo sfondo e quasi mai in primo piano, ma non stanca mai, ti droga, ti fa sembrare due ore come fossero pochi minuti e quando finisce ne vorresti immediatamente altri dieci.

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