Darkman

couv_darkmanITALIA 2 (canale 35) ore 21:10

La voglia di fumetto in Raimi c’era fin dai suoi esordi, specie ne La Casa 2, e l’elemento cartoonesco lo ritroveremo in tutti i suoi film (tranne nel posato Soldi Sporchi). Qui contemporaneamente tira le somme della sua estetica e fa le prove generali per ciò che troveremo più avanti nella sua filmografia, tanto nel suo Spiderman quanto nel recente Drag Me to Hell, due pellicole che, seppur diversissime tra loro, sono riconoscibili come sue opere ad una prima occhiata, veri e proprio prodotti d’autore (perché di questo si tratta).

La storia è di per sé molto interessante: uno scienziato, Liam Neeson alias Peyton, riesce a inventare un tipo di pelle sintetica, che però rimane intatta per 99 minuti al termine dei quali si scioglie; a causa del lavoro della moglie entra in possesso di alcuni documenti collegati ad una organizzazione criminale che irrompe nel suo laboratorio e lo fa saltare in aria, sfigurandogli la faccia. Da qui il suo percorso si divide tra il desiderio di vendetta nei confronti degli assalitori e la voglia di tornare al suo lavoro e alla vita tranquilla del periodo precedente la tragedia, due sogni destinati a collidere tra loro.

Oltre all’assenza di buchi nella sceneggiatura e al solito equilibrato mix di ironia nera e serietà, è l’aspetto tecnico qui a fare la differenza. Primo per l’alternanza tra il taglio dark delle bellissime scene in cui Peyton impersona Darkman e le scenografie coloratissime dei momenti in cui prova invano a tornare l’uomo di una volta: le prime svolte quasi sempre in interni o nei vicoli tra i numerosi grattacieli (tranne nel finale), le seconde in spazi aperti e di ampio respiro. Ma soprattutto per l’uso del montaggio, che qui è frenetico nei momenti introspettivi e drammatici, mentre è molto pacato nelle scene d’azione (in cui si fa un sovente uso dei piani sequenza), contrariamente a ciò che vediamo ora, dove siamo costretti a sopportare sequenze confuse e casuali di inquadrature che durano meno di uno schiocco di dita ciascuna. Regia perfetta, sceneggiatura solida, attori tutti in parte e un finale aperto, ma che chiosa sul percorso psicologico dell’uomo: vi servono ulteriori motivazioni?

P.S. Non ho dimenticato Inception, in onda su Italia 1, ma c’è un mini discorso da fare. Nolan è uno di quei registi furbi, perché coscienti della propria bravura. Indubbiamente il film ha un cast eccezionale e una regia immensa, a livello visivo ho provato lo stesso stupore di quando vidi Matrix, ma a differenza del film dei Wachowski è una opera riuscita a metà. Nolan non si interroga minimamente sull’impatto (emotivo, esistenziale o filosofico che sia) che potrebbe avere il concetto “entrare nella mente altrui” nei personaggi, un discorso tutt’altro che scontato e che esigeva un minimo di attenzione in più. Poteva ad esempio indagare sull’aspetto morale o sulle conseguenze psicologiche non solo di chi subisce la pratica, ma anche di chi la attua, oppure semplicemente dare spazio a dubbi e incertezze. Niente di tutto questo. Al contrario l’approfondimento dell’animo umano, accennato nella prima parte, viene completamente accantonato nella seconda e alla fine, messa da parte la banalissima storiella d’amore, il risultato è una finezza fine a se stessa, un giochino bellissimo, suggestivo e sorprendente, ma pur sempre un giochino.

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