Archivio mensile:ottobre 2015

The Pusher

LAEFFE ore 21:15

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Halloween – The Beginning

MTV ore 21:10

Il film mette in scena 5 secondi del più bel culo della storia del cinema. Copyright by Sheri Moon, moglie del regista Rob Zombie.

Comincia la recensione.

Come tutti voi ben sapete, Halloween nasce dalla simbiosi narrativa di Debra Hill e John Carpenter, che è anche il regista, ed è il precursore di un immaginario a sé stante, oltre a essere un capolavoro sin dall’inizio con la prima fantastica scena in soggettiva accompagnata dalla famosissima melodia in pianoforte che scimmiotta (in senso buono) il tema dei Goblin in Profondo Rosso. Il resto è storia: il successone nel mondo e gli infiniti figli generati, dai film direttamene collegati a quelli che si ispirano velatamente o meno. Questo ennesimo discendente è una sorta di remake-prequel, ma parlarne esclusivamente in questi termini è parecchio ingiusto, perché pur dimostrando una certosina devozione nei confronti dell’originale, è per tutta la prima parte molto personale, evitando coraggiosamente di ripetere una logica slasher ormai stantia. Distacco che si consoliderà prepotentemente, e fortunatamente, nel sequel Halloween II.

Chiaramente Michael Myers non diventa Harry Potter, assassino è e così deve essere e l’oretta che compone la seconda parte rimane lo slasher movie che ogni fan sognava fin dall’incipit. La differenza però la fanno i primi 40 minuti, dove ha modo di approfondire la genesi e dare il suo tocco di autore, quello visto nei suoi precedenti lavori. Myers è il male puro come in Carpenter, ma qui assume quasi la forma di un reietto, lasciando intendere con poche scene e qualche battuta che, come i Firefly ne La casa del diavolo, dato il suo vissuto non poteva che essere questo e nient’altro. In questa direzione si innesta il cambiamento nella caratterizzazione del dottor Loomis, che da buono diventa per larghi tratti il vero cattivo della storia, colui che sfrutta il caso tragico per acquisire fama e denaro (scelta che porterà avanti nel seguito). Inquietante e fuori controllo è Michael come lo è ciò che lo circonda: ipocrisia e indifferenza formano il terreno adatto per un serial killer che ha il tempo di coltivare le sue manie omicide e quando ne ha l’occasione uccide chiunque si trovi davanti praticamente indisturbato. E quasi ci speri, visto lo spaccato della società che il film offre, specie per quanto riguarda le nuove generazioni.

È un horror quindi che ci dà profondità alle quali non siamo abituati ormai, mantenendo inalterato il modus operandi del genere. Se questo non vi basta, ci sarebbero comunque quei 5 secondi di arte pura.

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Traffic

2790_bigDEEJAY TV ore 21:15

Le tre storie che lo compongono hanno come minimo comun denominatore la droga e gli affari che ci girano attorno. Tre storie con protagonisti diversi, ma con uno sfondo sociale e culturale comune, si intrecciano e si confondono rimanendo però costantemente separati da una regia che, da questo punto di vista, aiuta lo spettatore nella comprensione del lento, ma coinvolgente incedere narrativo. A stupire non è tanto il fatto che sia girato bene (e lo è) o che sia scritto bene (e lo è), quanto la totalità e la larghezza di vedute con le quali affronta l’argomento. I personaggi non sono mitizzati e non viene mai concessa piena identificazione, sia essa nella forma del desiderio o del rifiuto; ogni interprete è in un metaforico viaggio alla conquista di un pezzo più grande di potere o tesa alla difesa di un potere appena acquisito, eppure sono tutti in realtà pedine inconsapevoli. Pedine non al servizio di un fantomatico grande vecchio né del classico gangster cattivissimo e neppure di un’istituzione corrotta; sono tutti marionette dentro un “sistema” composto da uomini e leggi (scritte e non) che sorreggono l’impalcatura-denaro, si autoregola e si rinnova senza bisogno di una mano in carne e ossa a muovere i fili, ognuno fa parte dei giochi di potere senza mai una reale possibilità di raggiungerlo fino in fondo. Un sistema che permette come unica chance di sopravvivenza il diventare parte di esso. Non ci sono vincitori, solo giocatori che si susseguono più o meno a loro insaputa: dal ragazzino a scuola al ricco professionista, dal giurista al poliziotto di quartiere, dall’ispettore alla casalinga. Una narrazione ad ampissimo raggio e una regia altrettanto totale, spesso molto vicina ai protagonisti, a tratti documentaristica e vicina all’inchiesta televisiva, in altri punti più di largo respiro e sono quei momenti in cui viene fuori l’intento anti-agiografico e contro l’esaltazione del mito. Ne viene fuori il ritratto di un mondo ancora legato a logiche western, senza quell’anarchia di fondo che in qualche modo poteva assolvere chi ne faceva parte, ma al contrario con una struttura ben precisa e voluta; un mondo che, come per l’Helena del film, ci può sembrare completamente estraneo e lontano nel tempo e nello spazio, ma che nella realtà dei fatti può nascondersi (nemmeno tanto bene) sotto le coperte entro cui dormiamo.

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La settimana in breve / 3

Martedì 13 Ottobre: Pronti a morire

IRIS ore 21:00

Sam Raimi in questo blog comparirà sempre e comunque. Qui rivisita i topoi del genere e lo fa col suo stile. Si trattiene quando la storia tocca la tragedia, esplode in tutta la sua personalissima bravura nel resto della narrazione, tra zoom obliqui, humour nero e la consueta cura nei dettagli più macabri. Ad avvalorare il tutto una bravissima Sharon Stone (che richiese espressamente che fosse la sua mano a guidare la macchina da presa), Gene Hackman perfetto come “cattivo” e la semiscoperta di due futuri divi del cinema: Russell Crowe e Leonardo Di Caprio. Con Raimi non si sbaglia mai.

Mercoledì 14 Ottobre: Si può fare

IRIS ore 21:00

Una società che esclude un sindacalista poco accomodante e un gruppo di “matti” per i quali costa meno (non solo a livello economico) abbandonarli, che aiutarli ad un graduale inserimento. L’uno e gli altri cercheranno di dimostrare, più a se stessi che agli occhi degli altri, che la possibilità di un riscatto è possibile.

Magari un po’ affrettato nell’incipit, forse poco attento nella caratterizzazione di qualche personaggio troppo tipizzato, sicuramente molto classico nello sviluppo della narrazione. Si può fare però ha dalla sua un’ammirevole discrezione (anche registica) nel trattare un argomento abbastanza delicato e una semplicità di intenti che commuove senza stuccare.

Giovedì 15 Ottobre: Identità 

LAEFFE ore 21:05

Prendere dieci classici e unire gli aspetti più interessanti di ognuno. Niente di nuovo, se non l’equilibrio con il quale vengono fusi e il rischio sventato di produrre più un plagio che una citazione. Rivisita Agatha Christie, si tinge di Seven, strizza l’occhio a Session 9 e forma uno dei thriller più interessanti di quell’anno, un film solido che regala qualche bel colpo di scena e un paio di ottime sequenze. Da vedere lasciandosi sopraffare dall’angoscia e l’incertezza che animano i 90 e rotti minuti.

Venerdì 16 Ottobre: The Lone Ranger

RAI2 ore 21:15

Ne avevo già parlato lamentando l’eccessiva spocchia con la quale si è giudicato questo film alla sua uscita. Verbinski stende un atto d’amore spassionato nei confronti del western avventuroso più alla John Ford che alla Sergio Leone (anche se da quest’ultimo riprende l’incipit del racconto). Funzionale e fondamentale la scena iniziale al luna park, volutamente artefatta, in cui un invecchiato Johnny Depp racconta al bambino di fronte a lui e a noi spettatori la sua incredibile storia e quella di una nazione nata sul sangue, sulla menzogna e sulla corruzione.

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Una vita da cinefilo

Articoli, rubriche e recensioni a cura di Alessio Trerotoli

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