Giorno 3

Cold in July | Diamante nero

Mi hanno fregato, ma è una cosa positiva.

Preparavo con distratta dovizia la lista dei migliori (per me) film del 2015. Anche se poi migliori in assoluto non sono, visto che più o meno i criteri di scelta seguono quelli dei consigli televisivi che propongo saltuariamente. Ma questo lo dirò meglio in separata sede in un giorno nel prossimo futuro ancora da decidere. Preparavo un “best of”, dicevo, ed ero arrivato a scremare fino a 15, un numero che ritenevo accettabile. Sfortuna vuole che potrei dover fare una modifica, visto che due dei quindici andranno in onda in tv oggi e domani. Il fatto che per una volta la televisione passi un film recente, anzi recentissimo, non è un male e in aggiunta non dovrebbe compromettere per niente la stesura della lista, visto che si tratta pur sempre di pellicole di quest’anno. Se non fosse per il fatto che ho provato a scegliere i film anche in base alla scarsa accoglienza avuta nelle sale, convinto di poter essere, almeno nello spazio volatile della pagina di un blog, come Gesù nel tempio. Tutto crolla nel momento in cui arriva il mezzo televisivo a garantire una distribuzione capillare in tutta la nazione, anche se sarà da valutare la crescita di quell’accoglienza di cui parlavo poc’anzi.

Troppe brutte parole per dire una cosa sola: anticipo il consiglio di Cold in July (stasera su Rai4) e Diamante Nero (domani su LaEffe) a oggi e nel “best of” di fine anno ci saranno due sostituti. Potete saltare tranquillamente il paragrafo precedente, vi farà solo perdere trenta secondi della vostra vita.

Cold in July sfugge alle etichette: parte che sembra un classico thriller, volge al revenge movie e finisce quasi come un racconto pulp. Una contaminazione di generi molto eterogenea, tanto che a un primo sguardo sembra essere un collage di più film, oppure lo stesso film che va incontro a un percorso di degenerazione (positiva) inesorabile, dalla rigorosità dei primi minuti verso una follia anarchica crescente. Come il protagonista, un uomo qualunque dalla vita ordinaria che si lascia trascinare consapevolmente verso il baratro. E ancora una volta si finisce con l’acquisire la consapevolezza che l’inferno è l’habitat naturale tanto dell’individuo quanto della “civiltà”, mentre la vita tranquilla dell’incipit è solo una patina sbiadita, un nascondiglio falso e fallace, destinato a scomparire e far spazio a ciò che più rappresenta il genere umano. Chissà perché mi è piaciuto.

Con Diamante Nero si passa a tutt’altro stile, eppure si finisce sempre sullo stesso argomento: la società nemica dell’uomo. Il protagonista diventa donna, il percorso più intimo: dalla cieca e obbligata osservanza di regole sessiste, classiste e razziste all’evasione, alla conquista di una libertà che si rivela un anelito, e come tale è destinato a scomparire. A ogni piccolo passo verso quel traguardo tanto sognato segue sempre un pugno nello stomaco che riporta la piccola Marieme alla triste e cruda realtà. Le gioie rubacchiate da un’amicizia solidissima e i dolori causati dal maschilismo e dalla vigente legge della sopraffazione del più debole saranno il suo banco di prova, la sua battaglia al termine della quale capirà che la libertà non sta nel cercare pericolosi e trasgressivi “sì” ma nell’avere la forza di dire un semplice e innocuo “no”.

Scusate, ma torno a scandagliare l’annuario per trovare due new entry.

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