Archivi categoria: Viaggio al cinema

Giorno 5

Appuntamento al buio

 

51XKHI47S2L._SY445_

A parte il solito castorino e alcuni articoli sparsi qua e là (Ghezzi onnipresente), di Blake Edwards si trova davvero poco. Forse è ancora troppo presto per leggere serie e approfondite retrospettive, perché la sua opera è divenuta chiave nella comprensione del percorso storico del cinema più per i nostri contemporanei che per i suoi. Edwards è uno di quelli che si colloca a metà, tra i registi “classici” morti prima del 1968 – l’anno zero a livello politico, sociale e culturale – e i membri della New Hollywood, movimento che (come la Nouvelle Vague) ha influenzato il cinema più per i figli generati (Scorsese, Coppola ecc) che per la “rivoluzione” di cui si faceva portatore. Proprio la sua difficile collocazione, unita al suo eclettismo e alla predilezione per il mescolamento dei generi, lo ha portato a scontrarsi con lo snobismo di una critica miope (allora come ora), produzioni che tendevano a soggiogare e imporre (allora come ora) e la poca attenzione del pubblico che, oltre a guardare spesso opere girate da Edwards ma tagliate e montate a sua insaputa, preferiva film dalla più facile identificazione. Esso – il pubblico – , si sa, vuole avere il controllo, sapere ciò che sta guardando, etichettare con la maggiore precisione possibile, cosa che con William Blake Crump (suo nome all’anagrafe) risulta improponibile: c’era chi rimaneva chiuso nel suo pregiudizio, continuando a ritenerlo autore di commedie “popolari” (come se fosse negativo) e c’era chi riusciva a cogliere lo slapstick unito, con così tale naturalezza, ad elementi da sophisticated comedy, ma ne rimaneva stranito, turbat0. Non è stato il primo a farlo, ma come già detto è cascato probabilmente in un’epoca sbagliata, troppo giovane per riuscire a far apprezzare i rimandi a Lubitsch, troppo vecchio per cogliere l’attenzione del pubblico post-Vietnam, quello che sarà intrappolato nella piacevole prolissità del grande Allen. È un discorso di massima ovviamente, che però, a ben guardare, non ha avuto molte eccezioni nella sua filmografia (Colazione da Tiffany, La Pantera Rosa), ed è un discorso che non cerca di assolvere il regista in toto, colpevole forse di non essere riuscito appieno ad adeguarsi ai nuovi temi, alla nuova retorica, ai nuovi problemi. Appuntamento al buio fornisce così il pretesto per avvicinarsi al suo cinema, perché dentro si riesce a cogliere già buona parte della sua poetica, sebbene egli si sia sempre divincolato da qualsiasi accezione “autoriale”; ne prendiamo atto ma sappiamo quanto gli artisti tendano all’iperbole quando parlano di sé stessi, da un verso o dall’altro: talvolta ingigantiscono, in altre occasioni denigrano eccessivamente, in ogni caso difficilmente potremmo trovare piena oggettività. In Blind Date (titolo inglese), dicevamo, si scopre un ritorno alle origini, al cinema precedente la svolta drammatica post Colazione da Tiffany, un ritorno all’happy end. Sfrutta una struttura classica per la commedia (il giovane che si innamora di una ragazza e che trova impedimento in un rivale, finché la svolta alla trama porta infine alla conciliazione), ma la adatta al suo stile: l’amore verso personaggi (positivi) che appaiono fuori luogo e inadeguati, gli esclusi, i perdenti, contrapposti ai personaggi (negativi) che rappresentano il simbolo di una monotona società precostruita; la follia come forza che libera dalle catene sociali, crea una via d’uscita dalla tragedia attraverso la farsa; la disperazione che aleggia anche intorno ai momenti più comici e irriverenti; l’happy end, già citato, che non riporta a un equilibrio (come spesso accade in una commedia) in quanto visto come neo della vita e falso approdo, ma a un disequilibrio che si fa portatore di una nuova vita, più folle e più vera. Può essere quindi un inizio, un buon punto di partenza, per riscoprire un’opera che non è solo Sellers e Hepburn, una filmografia estremamente variegata, con qualche basso, ma con la sensazione che la mano dietro allo spettacolo sia sempre la stessa, anche nei momenti più bui, anche quando era costretto a subentrare e finire un lavoro non suo, anche quando veniva allontanato dal set, perché in costante guerra contro chi cercava di imporgli scelte con l’unico e solo obiettivo di monetizzare il più possibile.

In onda stasera su PARAMOUNT CHANNEL ore 21:10

 

 

In alternativa: Seduzione pericolosa di Harold Becker (LA7D 21:10)
Cosa vedrò: -
Annunci
Contrassegnato da tag , , , , ,

Giorno 4

David Bowie

Ci ha lasciati con questo video leggero leggero. Il più grande di tutti.

Intanto il Delfino nel mondo degli eletti, Duncan Jones, ci mostra come inserire nella stessa foto due mostri. Basta ereditare gli stessi geni.

Contrassegnato da tag , ,

Work in progress: Top 2015


N.B. (volume 1) Ordine assolutamente casuale.

N.B. (volume 2) Credo sarà una Top Fifteen + Special Mentions (3 o 4).

N.B. (volume 3) Probabilmente verrà una ciofeca.

Contrassegnato da tag , , , , ,

Giorno 3

Cold in July | Diamante nero

Mi hanno fregato, ma è una cosa positiva.

Preparavo con distratta dovizia la lista dei migliori (per me) film del 2015. Anche se poi migliori in assoluto non sono, visto che più o meno i criteri di scelta seguono quelli dei consigli televisivi che propongo saltuariamente. Ma questo lo dirò meglio in separata sede in un giorno nel prossimo futuro ancora da decidere. Preparavo un “best of”, dicevo, ed ero arrivato a scremare fino a 15, un numero che ritenevo accettabile. Sfortuna vuole che potrei dover fare una modifica, visto che due dei quindici andranno in onda in tv oggi e domani. Il fatto che per una volta la televisione passi un film recente, anzi recentissimo, non è un male e in aggiunta non dovrebbe compromettere per niente la stesura della lista, visto che si tratta pur sempre di pellicole di quest’anno. Se non fosse per il fatto che ho provato a scegliere i film anche in base alla scarsa accoglienza avuta nelle sale, convinto di poter essere, almeno nello spazio volatile della pagina di un blog, come Gesù nel tempio. Tutto crolla nel momento in cui arriva il mezzo televisivo a garantire una distribuzione capillare in tutta la nazione, anche se sarà da valutare la crescita di quell’accoglienza di cui parlavo poc’anzi.

Troppe brutte parole per dire una cosa sola: anticipo il consiglio di Cold in July (stasera su Rai4) e Diamante Nero (domani su LaEffe) a oggi e nel “best of” di fine anno ci saranno due sostituti. Potete saltare tranquillamente il paragrafo precedente, vi farà solo perdere trenta secondi della vostra vita.

Cold in July sfugge alle etichette: parte che sembra un classico thriller, volge al revenge movie e finisce quasi come un racconto pulp. Una contaminazione di generi molto eterogenea, tanto che a un primo sguardo sembra essere un collage di più film, oppure lo stesso film che va incontro a un percorso di degenerazione (positiva) inesorabile, dalla rigorosità dei primi minuti verso una follia anarchica crescente. Come il protagonista, un uomo qualunque dalla vita ordinaria che si lascia trascinare consapevolmente verso il baratro. E ancora una volta si finisce con l’acquisire la consapevolezza che l’inferno è l’habitat naturale tanto dell’individuo quanto della “civiltà”, mentre la vita tranquilla dell’incipit è solo una patina sbiadita, un nascondiglio falso e fallace, destinato a scomparire e far spazio a ciò che più rappresenta il genere umano. Chissà perché mi è piaciuto.

Con Diamante Nero si passa a tutt’altro stile, eppure si finisce sempre sullo stesso argomento: la società nemica dell’uomo. Il protagonista diventa donna, il percorso più intimo: dalla cieca e obbligata osservanza di regole sessiste, classiste e razziste all’evasione, alla conquista di una libertà che si rivela un anelito, e come tale è destinato a scomparire. A ogni piccolo passo verso quel traguardo tanto sognato segue sempre un pugno nello stomaco che riporta la piccola Marieme alla triste e cruda realtà. Le gioie rubacchiate da un’amicizia solidissima e i dolori causati dal maschilismo e dalla vigente legge della sopraffazione del più debole saranno il suo banco di prova, la sua battaglia al termine della quale capirà che la libertà non sta nel cercare pericolosi e trasgressivi “sì” ma nell’avere la forza di dire un semplice e innocuo “no”.

Scusate, ma torno a scandagliare l’annuario per trovare due new entry.

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Giorno 2

L’odio

In un giorno come questo, a qualche ora da ciò che avete visto e sentito voi tutti, non saprei davvero cosa dire. E se dicessi qualcosa sarebbe solo sbiascicato, banale, tremante, inconcludente. L’unica cosa che posso fare è ciò che faccio sempre. Consigliare un film. Scusatemi se potrò risultare a qualcuno di voi inopportuno o scontato. È tutto quello che posso.

32044

Una vita da cinefilo

Articoli, rubriche e recensioni a cura di Alessio Trerotoli

Ne ho viste cose...

Liberi pensieri cinematografici

Críticas de Cine y TV

Cinéfila empederinda leyendo la serie perfecta.

Percorsi diversi

In un mondo di persone normali solo i Mostri ci salveranno

La rivista eterea

In un clic, Economia, Arte, Costume e Società a Bergamo e molto altro... by Maryline JM-W

La L◯ggia Nera

{my.favorite.movies.of.all.time}

Il Cinema

0% Spoiler 10% Recensione 90% Divagazione - myhakunamatata.com

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: